
La Sindrome del Tunnel Carpale (CTS) è la malattia nervosa periferica più frequente del corpo umano. È caratterizzata da dolore e intorpidimento della mano e delle dita. La frequenza con cui la Sindrome del Tunnel Carpale si osserva nella popolazione è circa tre volte più elevata nella donna ed è variabile a seconda dell’attività lavorativa svolta. La sindrome del tunnel carpale si verifica quando i tessuti circostanti i tendini flessori della mano si gonfiano determinando una compressione sul nervo mediano. Tale gonfiore restringe lo spazio confinato del tunnel carpale, e nel tempo, determina una sofferenza del nervo a causa proprio della compressione.
Molti fattori possono contribuire allo sviluppo della CTS:
- L’ereditarietà è il fattore più importante infatti i tunnel carpale possono essere più piccoli in alcune persone, e questa caratteristica viene ereditata.
- Fare lavori manuali (come usare il martello pneumatico) o lavori di precisione e tipicamente ripetitivi, può contribuire nel tempo a sviluppare questo disturbo.
- I cambiamenti ormonali legati alla gravidanza ed il ristagno di liquidi possono giocare un ruolo nella compressione del nervo e nella sua sofferenza.
- L’età è un fattore importante: la malattia si verifica più frequentemente nelle persone anziane.
- Condizioni patologiche generali di base, tra cui il diabete, l’artrite reumatoide e gli squilibri ormonali tiroidei possono avere un ruolo nell’insorgenza della patologia compressiva e degenerativa del nervo.

I sintomi più comuni della sindrome del tunnel carpale sono:
- Intorpidimento, formicolio e dolore nella mano e delle dita (in particolare delle prime tre dita, il pollice, l’indice e il medio, mai il mignolo) più frequenti di notte che di giorno.
- Può essere percepita una sensazione simile ad una scossa elettrica soprattutto nel pollice, nel dito indice e nel medio.
- Perdita di forza o debolezza nelle prese e nelle pinze.
Come si tratta la sindrome da tunnel carpale?
La sindrome del tunnel carpale non è necessariamente un problema irreversibile.
I segni di sofferenza nervosa appaiono precocemente, ben prima di un vero danno nervoso. Inoltre il corpo ha dei margini di recupero impressionanti, per cui è bene sfruttarli prima di arrivare ad una soluzione drastica.

In prima battuta la scelta migliore è quella di un approccio conservativo: la FISIOTERAPIA
Per tre motivi:
- può risolvere il problema
- può migliorare la situazione in vista di un intervento
- è da fare anche dopo un intervento, ma iniziando prima si velocizza il recupero dopo
È necessario: - lavorare sull’infiammazione, attraverso tecniche manuali, come il pompages, o avvalendosi di strumenti, come ad esempio la Tecarterapia®, la FREMS terapia, la LASER terapia
- lavorare manualmente sul tunnel carpale, giocando con le articolazioni in modo da “recuperare spazio” se così si può dire, e far respirare il nervo
- lavorare manualmente sul nervo. Con le tecniche di neurodinamica si aiuta a risolvere l’infiammazione, a liberare il nervo nel suo tragitto ed a restituirgli movimento ed elasticità
- impostare un piano di esercizio terapeutico per la gestione al domicilio del problema. I problemi nervosi sono problemi lenti, è necessario un lavoro continuo e costante per uscirne.
- Ultimo, ma non ultimo, in quanto in realtà essenziale, individuare i comportamenti scorretti causa del problema. E modificarli. Se non si fa questo, il rischio concreto è che il problema non si risolva o si ripresenti in futuro.
È un lavoro integrato. In ogni seduta si fa tutto.
Ovviamente il peso di ogni parte cambierà in base al momento riabilitativo: nelle prime sedute ci si concentrerà di più sull’infiammazione per ridurre il dolore, nelle ultime sul recupero della elasticità del nervo per migliorare i movimenti o l’attività sportiva.
Se di dovesse avere una ricaduta si torna indietro, sennò di va avanti, in un contesto molto dinamico.
E la chirurgia?
In ultima istanza, o in prima se la compressione è troppo importante, l’intervento chirurgico.
Quello che si fa è liberare il nervo, solitamente andando a tagliare il legamento palmare, il “tetto” del tunnel.
In questo modo si ha una riduzione della pressione pressoché istantanea, e solitamente una riduzione dei sintomi altrettanto.
