BIOVAL SYSTEM (Sistema 3D Per Analisi Posturale, Biomeccanica E Bio-Feedback Funzionale)

Una vera rivoluzione in ambito del recupero funzionale.

BIOVAL è dotato di sensori tridimensionali 3D Wireless e un software dedicato e di facile accesso al terapista.

BIOVAL garantisce rapidità e semplicità per un analisi quantitativa e qualitativa di tutte le articolazioni con l’applicazione di programmi di feedback visivo per la riabilitazione funzionale, nei quali il paziente è immerso in ambienti virtuali.

BIOVAL offre la possibilità di registrare VIDEO sincronizzati con le analisi ed i REPORT, visualizzando l’evoluzione del paziente tramite diagrammi.

ANALISI
SELEZIONE DELL’ANALISI DELLE ARTICOLAZIONI

Ogni analisi è presentata in modo grafico con tutte le informazioni necessarie a:

  1. Eseguire correttamente il movimento
  2. Eseguire le misurazioni
  3. Posizionare i sensori
  4. Posizionare il paziente
  5. Acquisizione dati dell’analisi

Le misurazioni risultano semplici e veloci da eseguire. – In media per ogni misurazione ci si impiega circa 1 minuto.

BIOVAL: RECUPERO FUNZIONALE CON FEEDBACK VISIVO

RECUPERO DEL MOVIMENTO

Gli esercizi sono raggruppati per obiettivo, in modo da facilitare la preparazione delle sessioni. In questo modo, il professionista può indirizzare gli esercizi alle specifiche patologie e necessità del paziente. Al termine di ogni esercizio un report riassumerà tutti i parametri come durata e difficoltà oltre ai risultati ottenuti dai pazienti (punteggio, stabilità, controllo) che permetterà di monitorare i progressi durante il recupero fisiologico.

AMPIEZZA: la rieducazione al movimento è composta da più elementi, ed in primo luogo dal recupero dell’ampiezza articolare.

NEUROLOGIA: la rieducazione in feedback visivo con il BIOVAL permette di intervenire sul sistema nervoso e quindi facilitare l’apprendimento.

MOVIMENTO: poiché la definizione del movimento non può essere ridotta alla sola ampiezza, il BIOVAL permette di esercitare la precisione ed il controllo.

PROPRIOCEZIONE: il BIOVAL consente di raggiungere una migliore percezione di sé e del proprio movimento grazie al feedback visivo.

PERFORMANCE: è importante trovare un movimento che sia efficace e performante, soprattutto per gli sportivi. La configurazione degli esercizi permette di adattare il livello di difficoltà e quindi il recupero funzionale di tutti i pazienti.

LA LOMBOCRURALGIA: COS’È E COME SI CURA

La lombocruralgia è una infiammazione che indica un dolore (oppure una sensazione di scossa, affaticamento) localizzata sia a livello lombare, che può irradiarsi sulla gamba proprio a livello dell’area o territorio del nervo crurale, causato generalmente da una lesione o compressione del nervo proprio appena esce dal canale lombare.

I pazienti affetti da lombocruralgia lamentano una sensazione di dolore con entità variabile lungo il decorso del nervo femorale, che ha una rappresentazione sul corpo del paziente che si localizza sia a livello della colonna lombare (lombalgia) sia a livello della porzione antero/laterale della coscia fino ad arrivare anche al ginocchio.

Sintomi

Nei pazienti affetti da questo dolore si riscontrano praticamente sempre delle contratture muscolari a livello dei muscoli paravertebrali della colonna e sopratutto a livello del quadrato dei lombi.

Vista la presenza di una compressione neurologica del nervo crurale (più propriamente detto nervo femorale), è possibile riscontrare una ipotrofia della muscolatura, segno questo che va indagato in maniera approfondita.

La lombocruralgia vera (Quando appunto legata ad una condizione di compressione e intrappolamento di una radice nervosa di l2,l3 o l4) è una patologia che va trattata con molta attenzione in quanto possono verificarsi sindromi dolorose sovrapponibili, con irradiazione e area del dolore identica, per cui affidarsi ad un bravo fisioterapista è chiaramente la scelta ideale, per essere certi di ottenere un corretto inquadramento della patologia.

Come fare diagnosi

Come detto in precedenza è fondamentale una diagnosi corretta e per fortuna il Medico o il fisioterapista in “seconda Battuta”, hanno a disposizione molti test per essere certi di una cruralgia vera piuttosto che di sindromi miofascia.
Purtroppo gli esami specifici non possono dare certezza di diagnosi se presi da soli senza appunto la visita clinica. Succede che appunto un esame catastrofico fornisce una sintomatologia completamente differente rispetto a quella che ci aspetteremo.

Ricordiamo che va sempre valutata l’anca e la sua mobilità, per escludere problematiche anche alla prima articolazione della gamba.

Comunque, per poter fare diagnosi di Cruralgia, si parte sempre da una lastra Rx, che può fornire indicazioni molto interessanti circa lo stato della colonna lombare, la posizione dei dischi, e la presenza di artrosi. La radiografia inoltre fornisce informazioni anche sullo stato delle anche, che se bloccate per un disturbo di artrosi, possono anche loro causare un dolore lombare con contrattura e un dolore che si irradia alla coscia.
Per conoscere lo stato dei dischi intervertebrali sarà possibile eseguire una risonanza magnetica che fornirà invece indicazioni sullo stato dei tessuti molli, e il rapporto tra i dischi e le radici nervose.

Come curare la Cruralgia

Quando una persona viene colpita da un dolore lombare si riscontra una condizione che possiamo distinguere in 2 fasi:

Dolore cruralgia Acuto
Dolore sub acuto Lombocruralgia

Dolore acuto

Quando ci troviamo di fronte ad un dolore acuto, il consiglio per curare la lombocruralgia è quello di mettersi a riposo per circa 5-8 giorni. Tale condizione servirà a superare la fase di massimo dolore in cui è ASSOLUTAMENTE VIETATO eseguire terapie manuali sul distretto lombare. Sono invece consentite manovre a monte o valle della zona in disfunzione.

In questa fase potrebbe essere valido aiuto e consiglio caldamente l’utilizzo di un corsetto lombare. Scopo di questo aiuto è chiaramente limitare il movimento ed evitare che si instaurino compensi che potrebbero peggiorare la situazione.
Il corsetto va indossato durante le faccende domestiche, e durante la stazione eretta. Dopo qualche giorno si ritorna a valutazione e si decide se si può iniziare un trattamento specifico per curare la cruralgia.

In questa fase potrebbe essere utile integrare il riposo con dei farmaci per curare il mal di schiena. Naturalmente la scelta spetta al medico che in base all’anamnesi e alla tipologia di dolore può prescrivere varie tipologie di antinfiammatori.

Dolore Sub acuto

Subito dopo la prima fase, che termina non appena il dolore è diventato compatibile con una attività di movimento (camminare qualche minuto o riuscire a stare in piedi), si passa al trattamento fisioterapico vero e proprio.

Scopo di questa fase sarà combattere l’infiammazione andando ad agire sia sulla componente di compressione a livello del disco sulla radice nervosa, sia ridurre l’edema che provoca sostanzialmente i sintomi di lombocruralgia.

Per agire direttamente sulla radice nervosa è assolutamente di grande aiuto il Laser yag ad alta potenza. Si applica il fascio di luce in corrispondenza della vertebra incriminata e si direziona proprio sulla radice nervosa. Chiaramente è molto importante l’esperienza del fisioterapista che dovrà fare una attenta valutazione del caso. Inoltre è chiaramente importante anche la potenza del laser che deve penetrare e raggiungere il target sul nervo crurale.

In aiuto per combattere il dolore da contrattura muscolare ci sarà l’aiuto della Tecarterapia, una terapia fisica davvero molto utile e utilizzata. Durante l’applicazione di questa terapia, il paziente avvertirà una gradevole e terapeutica sensazione di calore, che appunto favorirà l’allentamento della contrattura.

In questa fase, che ricordiamo avviene subito dopo la fase acuta, si potrà inserire gradatamente, a discrezione del fisioterapista una terapia di mobilizzazione del tratto lombare mediante esercizi respiratori (che agiscono sul diaframma la cui contrattura, può provocare una tensione sulle prime vertebre lombari), e del pompage.

Una volta che i sintomi sono regressi, e migliorata la condizione generale con una riduzione del 50% del dolore iniziale, si potrà cominciare un trattamento di rieducazione posturale globale, che avrà sostanzialmente due scopi:

  • Allungare la muscolatura paravertebrale: le posizioni del mezieres permettono un allungamento della catena posteriore e favoriscono quindi un allungamento non solo del tratto vertebrale incriminato, ma anche di tutti i muscoli della colonna
  • Ridurre la pressione sul disco compresso
    Al termine di ogni seduta di ginnastica posturale consigliamo sempre di associare o della laserterapia o ancora della Tecarterapia.

LA PUBALGIA: ALCUNI SEMPLICI ESERCIZI DA FARE A CASA

Nella nostra SESTA RUBRICA vi illustreremo 5 esercizi per cercare di risolvere o, quantomeno alleviare, i sintomi della “PUBALAGIA”.

La PUBALGIA è una patologia molto complessa. Le sue manifestazioni cliniche sono molteplici. Questo è dovuto al fatto che le strutture interessante di questa “infiammazione” sono, per la maggior parte dei casi, più di una.

Possiamo però identificare come zone maggiormente interessante dalla sintomatologia algica la zona INGUINALE E ADDOMINALE BASSA. Il dolore potrà essere monolaterale o bilaterale.

Gli esercizi proposti in questa rubrica saranno indicati nei casi in cui la Pubalgia non presenti limitazioni e dolore importanti. In questo caso è consigliato rivolgersi al Fisioterapista, che imposterà un programma riabilitativo atto alla riduzione del dolore e al miglioramento della postura.

Es. 1 “STRETCHING ILEO-PSOAS”

Portare un piede in avanti, lasciando l’altro piede steso all’indietro. La tibia deve essere perpendicolare al pavimento, così che il peso vada a gravare su tutto il piede e non solo sulla punta.

Le mani possono essere in appoggio sul ginocchio o essere poggiate per terra. L’importante è mantenere la schiena diritta. Cerca di spingere piano piano il bacino verso il basso, fino a quando non si avverte una leggera tensione proprio nella zona dell’inguine. Mantieni la posizione per 30 secondi e poi cambia gamba. Ripeti l’esercizio per 5 volte.

Es. 2 “STRETCHING DEGLI ADDUTTORI”

Posizionati seduto di fronte ad una parete. Distendi ora la schiena sul terreno, distendendo le gambe verso l’alto. Da questa posizione, con l’aiuto delle braccia, porta i glutei e le gambe a pieno contatto con la parete. Adesso, mantenendo il contatto con la parete sempre costante ed uniforme, divarica lentamente le gambe cercando di portare i talloni verso il terreno, fino a percepire la tensione nella porzione interna della coscia. Mantieni la posizione per almeno 10 MINUTI.

Anche in questo caso, più i nostri talloni sono vicini al terreno, più ciò è sinonimo di elasticità.

Es.3 “STRETCHING ISCHIO.CRURALI”

Sdraiati con schiena a terra e gambe a parete. Posizionati vicino alla parete con i glutei.

Controlla che l’osso sacro sia appoggiato a terra in modo passivo, non forzato, e non sollevato, eventualmente allontanati un po’dalla parete

Auto allunga il capo, e se non riesci ad allineare la testa al busto posiziona un cuscinetto dietro la nuca.

Allinea le gambe al busto e distendile bene verso l’alto, tenendole unite e appoggiate a parete.

Metti il piede a martello, flettendo la caviglia verso di te. Respira utilizzando il diaframma. Mantieni questa posizione per almeno 15 minuti.

Es. 4 “RINFORZO DEL “CORE”

Tieni i gomiti perpendicolari alle spalle (non tenere le braccia troppo distanti o troppo vicine)

Mantieni la testa e il collo dritti, senza allungarli, piegarli o tenerli ciondolanti.

Rimani con le gambe tese quando sei in posizione non piegare le ginocchia.

Contrai i glutei per mantenere in equilibrio i fianchi.

Evita quindi di inclinare i fianchi di lato o di tenere troppo alti i glutei.

Mantieni tutti i tuoi addominali in contrazione (spingi l’ombelico verso il soffitto) per sostenere la colonna

Non far cadere il bacino verso terra inarcando la schiena.

Non incurvare le spalle, cerca di tenere giù le scapole e aprire il torace.

Es. 5 “STRETCHING ADDOMINALI”

Sdraiati con lo stomaco rivolto verso il pavimento, i palmi delle mani appoggiati a livello del torace, le gambe tese dietro di te con le dita dei piedi puntate lontano dal tuo corpo. Solleva le mani sollevando il busto il più in alto possibile senza sollevare il bacino dal pavimento e con lo sguardo rivolto al soffitto. Tienilo schiacciato sul pavimento, quindi abbassati di nuovo.


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SINDROME DEL PIRIFORME: 4 SEMPLICI ESERCIZI DA FARE A CASA

Nella nostra Quinta Rubrica vi illustreremo 4 semplicissimi esercizi da effettuare a casa per sconfiggere quella che viene comunemente chiamata “SINDROME DEL PIRIFORME”. E’ una patologia che spesso si associa o presenta gli stessi sintomi di una LOMBOSCIATALGIA. Questo per la netta connessione anatomica del Muscolo Piriforme ed il Nervo Sciatico. Gli esercizi che vi consigliamo di fare sono ottimali e possono portare ad una completa regressione dei sintomi. Quando alla contrattura del muscolo sarà però associata anche una lieve o grave infiammazione andrebbe effettuata una terapia antalgica e/o antinfiammatoria di natura Fisioterapica (Tecarterapia, Laserterapia, Onde d’urto) o farmacologica (FANS, decontratturanti).

Nei casi più importanti quindi si consiglia di rivolgersi, nel breve tempo possibile, al proprio Fisioterapista o ad un Medico Specialista.

Es.1 ”STRETCHING”

Questa posizione si fa sdraiandosi con la schiena a terra, mettendo un piede sopra al ginocchio della gamba opposta e piegando quest’ultima verso il petto. Più la porti verso il petto e più lo stretching per il piriforme è intenso. In questa posizione il ginocchio che si apre esternamente viene messo sotto sforzo, perciò è importante mantenere attivo il piede per tutta l’esecuzione dell’esercizio per mettere al sicuro l’articolazione del ginocchio. Mantieni l’allungamento per 30 sec, rilascia. Fai questo per 5 volte.

Es.2 “STRETCHING”

Prendete il tappetino e sedetevi sopra, con le gambe allungate. Flettere la gamba interessata dal problema al piriforme e portarla oltre in ginocchio controlaterale. Con il braccio spingere la coscia verso l’esterno. Mantenete la posizione per 30 secondi e ripetete l’esercizio con l’altra gamba. Fare questo per 5 volte.

https://www.spiritonaturale.net/wp-content/uploads/2017/02/esercizio-2-stretching-piriforme.jpg

Es.3 “STRETCHING”

Questo è l’esercizio per fare stretching piriforme da seduto, vi occorre una sedia. Prendete il piede della gamba interessata dalla contrattura e mettetelo sopra la coscia sinistra e fate pressione con la mano sulla gamba che state allungando. Mantenete questa posizione per circa 30 secondi. Ripetete l’esercizio per 5 volte.

Es.4 “AUTOMASSAGGIO”

Mettetevi supini e appoggiatevi sulle mani. La pallina deve essere messa a contatto con il piriforme. Dovete esercitare una pressione crescente ma allo stesso tempo moderata così da fare rotazioni a contatto con la pallina. Per sorreggere il corpo invece, aiutati con le braccia. Non appoggiare la pallina su anche e femore.

INFINE CONSIGLIAMO SEMPRE DI ESEGUIRE UN ALLUNGAMENTO DI TUTTA LA CATENA MUSCOLARE POSTERIORE SECONDO LA METODICA “MEZIERES”. MANTENERE QUESTA POSTURA PER CIRCA 15 MINUTI.

Stretching Allungamento globale decompensato: come farlo in modo ...

N.B. CONSIGLIAMO DI ESEGUIRE I SEGUENTI ESERCIZI ALMENO PER 3 VOLTE LA SETTIMANA E DI INTERROMPERNE L’ESECUZIONE NEL CASO LA SINTOMATOLOGIA DOVESSE AGGRAVARSI.

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LA FASCITE PLANTARE: ALCUNI ESERCIZI DA FARE A CASA

La “Fascite Plantare” è una infiammazione, che porta ad una fibrotizzazione e indurimento della fascia che collega il calcagno con le teste dei metatarsi. È una patologia molto comune sia per chi pratica Running, o sport in cui è prevalente la corsa, sia nella popolazione che non pratica alcuno sport.

Nella nostra Quarta Rubrica abbiamo preparato questa guida per poter aiutare i nostri pazienti ad uscire da questa patologia, e trovare un pò di sollievo. Tali esercizi, logicamente, vanno intesi come un trattamento semplice al quale andranno associate quanto prima cure di fisioterapia.

Gli esercizi descritti vanno eseguiti costantemente per almeno 30 giorni, 2 volte al dì, senza mai DIMENTICARSI di praticarli. La costanza è appunto un fattore determinante e anzi rappresenta la vera cura, in quanto parliamo di una patologia davvero molto ostica da curare.

Es.1 “Massaggio plantare con PALLINA da Tennis” e “bottiglietta d’acqua ghiacciata”

Metti la pallina sotto il piede e aumenta la pressione nelle zone più sensibili per 60 secondi, evitando la parte dove ti fa maggiormente male.  Ripeti l’esercizio 4/5 volte.

Dopo aver usato la pallina, praticare il massaggio lungo tutta la fascia plantare con una bottiglietta di acqua ghiacciata.

Es. 2. “Rinforza il muscolo dello stinco”

Se questo muscolo è forte si riduce la pressione sul polpaccio e sulla pianta del piede. Tira una banda elastica di resistenza davanti a te usando le dita del tuo piede. Fletti il piede, mantieni la posizione e rilascia il piede. Fai l’esercizio seguente per 2 volte al giorno (45 secondi)

Es.3 “Fai lo stretching del piede regolarmente”

E’ importante tenerlo flessibile, anche nel momento in cui ti fa più male. Fai il seguente esercizio di stretching due o tre volte al giorno.

Inginocchiati a terra e poggia le punta delle dita al suolo, sedendoti sui tuoi talloni. Tieni la schiena dritta e verso l’alto. Tieni la posizione per 60 secondi. Ripeti l’esercizio per almeno 5 volte

Es. 4 “Rinforzo della fascia plantare”

Afferrare con le dita del piede un’asciugamani e tenerla ferma per 20 secondi. Lasciare l’asciugamani e ripetere l’esercizio per 5 volte e 2 volte al giorno.

N.B. Dopo aver eseguito gli esercizi elencati, vi consigliamo due pratiche che riteniamo, secondo la nostra esperienza, molto importanti:

  1. STRETCHING  PER MIGLIORARE LA FLESSIBILITÀ DI TUTTA LA CATENA MUSCOLARE POSTERIORE MEDIANTE LA COSIDDETTA POSIZIONE DELLA “PIRAMIDE”
  • UTILIZZO DI UN “TUTORE NOTTURNO” PER MANTENERE IN ALLUNGAMENTO LA FASCIA PLANTARE ANCHE DURANTE IL SONNO

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DOLORE AL GINOCCHIO: ALCUNI ESERCIZI UTILI DA FARE IN CASA

Nella nostra terza rubrica vi illustreremo 6 esercizi molto semplici da effettuare in casa per cercare di ridurre la sintomatologia dolorosa al ginocchio. Gli esercizi proposti saranno indicati per dolori al ginocchio dovuti principalmente a problematiche di tipo artrosico o cartilagineo, ma anche per meniscopatie non gravi. Lo scopo di questi esercizi sarà quello di rinforzare i muscoli che proteggono le nostra ginocchia; principalmente il quadricipite ma anche il gluteo, il gastrocnemio (polpaccio), gli adduttori (muscoli interni della coscia) e gli abduttori (muscoli esterni della coscia). La tonificazione di questi gruppi muscolari garantirà, oltre ad una maggiore protezione del ginocchio, un miglioramento della postura ed una facilitazione di tutte le attività di vita quotidiana.

Es. 1 “ISOMETRICI DA SUPINO” (per il quadricipite)

Paziente supino con un cuscino sotto al ginocchio. L’altro ginocchio piegato con il piede appoggiato sul

letto. Premere il ginocchio sul cuscino per 5 secondi, con il piede a martello, quindi tornare lentamente nella posizione di partenza.

L’esercizio può essere eseguito dapprima con ginocchio e piede dritti poi leggermente rivolti all’esterno

(45°).

                                                                                                                    (10 ripetizioni X 2 serie)

Es. 2 “ALZATE A GAMBA TESA” (per il quadricipite)

Paziente supino.  Premere il ginocchio interessato sul letto con il piede a martello e sollevare la gamba tesa fino all’altezza dell’altro ginocchio, e scendere molto lentamente fino a toccare il letto.

L’esercizio può essere eseguito dapprima con il ginocchio dritto poi leggermente rivolto all’esterno (45°).

                                                                                                                    (10 ripetizioni X 2 serie)

Es. 3 “Sollevamento sulle punte dei piedi” (per i polpacci)

Tenendo l’equilibrio vicino a una parete (ad esempio) o anche accanto a una sedia, posizionare i piedi divaricati alla larghezza delle anche e una volta raggiunta una condizione di equilibrio e stabilità sollevare lentamente i talloni da terra spingendo il corpo verso l’alto (non in avanti o all’indietro). Stringere il sedere e contrarre gli addominali aiuterà a tenere l’equilibrio e tonificare globalmente anche le gambe. Tenere questa posizione per un periodo che vada tra i 3 ed i 10 secondi, rilasciare e ripetere tante volte quanto possibile.

Es. 4 “ABDUZIONI A GAMBA TESA” (per i muscoli esterni della coscia)

Paziente in decubito laterale sul lato sano con il ginocchio sottostante flesso per ottenere una maggiore

stabilità, corpo in asse (spalla e caviglia soprastanti in linea). Eseguire le abduzioni di 45° circa, quindi

tornare lentamente nella posizione di partenza.

                                                                                                                  (10 ripetizioni X 2 serie)

Es. 5 “ADDUZIONI CON PALLA TRA LE GINOCCHIA” (per muscoli interni della coscia)

Posiziona una palla tra le ginocchia. Esegui delle pressioni sulla palla, prima lentamente (20 ripetizioni), poi velocemente (20). Contrai i glutei e le cosce: il movimento non parte dallo stringersi delle ginocchia ma dalla contrazione dei muscoli delle gambe. Espira quando stringi la palla, tenendo la pancia in dentro in modo da fare lavorare il pavimento pelvico, l’addome e gli adduttori.

                                                                                                                  (20 ripetizioni x 3 serie)

Es. 6. “IL PONTE” (per i muscoli glutei)

 La posizione di partenza è quella sdraiati a pancia in su. Tenete le braccia adese lungo il busto e poggiate per terra; appoggiate poi i piedi al suolo, in modo che possiate fare leva su di essi. Iniziate l’esercizio alzando il bacino lentamente, fino a raggiungere la massima altezza possibile, contraendo i glutei il più possibile. Per aumentare l’intensità di questo esercizio, vi consigliamo di tenere sopra al bacino un peso, come ad esempio una scatola o una bottiglia di acqua.

                                                                                                              (20 ripetizioni x 3 serie)

ALLA FINE “DELL’ALLENAMENTO” E’ CONSIGLIABILE AGGIUNGERE LEGGERI ESERCIZI DI STRETCHING DELLA CATENA MUSCOLARE POSTERIORE

Nota Bene: se durante l’esecuzione di determinati esercizi da noi consigliati, dovesse esserci una reazione dolorosa dell’articolazione in oggetto, se ne impone l’interruzione immediata e si consiglia di effettuare, nel breve tempo possibile, una visita specialistica per una attenta valutazione clinica del caso.  

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DOLORE CERVICALE: Alcuni semplici esercizi da fare in casa (meglio se fatti qualche ora dopo il risveglio)

Nella nostra seconda rubrica vi mostreremo 7 esercizi per cercare di risolvere o almeno alleviare i dolori alla cervicale. Tutti gli esercizi dovranno essere effettuati: da seduto su uno sgabello, schiena e testa dritte, i piedi toccano il suolo, le mani sulle cosce. I movimenti dovranno essere effettuati più lentamente possibile.

Esercizio 1:           Flessione dei muscoli laterali del collo

Flettere la testa a destra e a sinistra avvicinando l’orecchio alla spalla per 10 volte.  Spingersi col movimento fino a raggiungere una lieve tensione dalla parte opposta del collo.

Esercizio 2:          Flessione del capo in avanti

Flettere la testa in avanti avvicinando il più possibile il mento al petto. Restare in questa posizione per 10 secondi mantenendo il busto dritto. Ritornare nella posizione di partenza e ripetere l’esercizio per ALMENO 3 volte.

Esercizio 3:           Flessione del collo indietro

Flettere la testa indietro alzando il mento e mantenere la posizione per 10 secondi. Poi ritornare nella posizione iniziale e ripetere l’esercizio per ALMENO 3 volte.

Esercizio 4:           Rotazione

Ruotare la testa a destra e sinistra allineando il mento alla spalla. Mantenere la testa eretta e lo sguardo rivolto in avanti. Eseguire 10 rotazioni.

Esercizio 5:           Allungamento

Spingere il mento in avanti (tenendo la testa ben eretta) per 10 secondi. Ritornare alla posizione di partenza. Ripetere, spingendo il dentro indietro, per altri 10 secondi. Ritornare alla posizione di partenza. Ogni esercizio va ripetuto ALMENO 3 volte

Esercizio 6:           Semi-circonduzioni del capo

Mantenendo la schiena ben dritta, oscillare la testa in avanti da destra a sinistra, e ritorno in senso inverso, per 10 volte.

Esercizio 7:           Circonduzioni del capo

Mantenendo la schiena dritta, eseguire lentamente 5 circonduzioni complete della testa da sinistra verso destra e da destra verso sinistra in modo da compiere un intero giro in senso orario e antiorario. Ripetere 2 volte.

NB: GLI ESERCIZI PROPOSTI SONO INDICATI SOLO PER LIEVI DISTURBI AL TRATTO CERVICALE. PER SOFFERENZE PIU’ IMPORTANTI RIVOLGERSI AL MEDICO O AL PROPRIO FISIOTERAPISTA.

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DOLORE LOMBARE: ALCUNI ESERCIZI UTILI

Sono questi giorni in cui tutti noi (😀speriamo) siamo costretti a restare in casa, rinunciando quindi anche alla nostra ormai consueta oretta di attività fisica (corsa, palestra, tennis, calcetto ecc.) che pratichiamo 2,3 o 4 volte la settimana. Restare in casa di conseguenza comporta l’assunzione di posture errate per molte ore nella stessa giornata (sdraiati nel letto o sul divano).

Sarà proprio l’inattività fisica, che porta inevitabilmente ad una ipotonia della muscolatura, e gli errori posturali, a favorire l’insorgenza del “mal di schiena”.

Oggi in questo piccolo articolo vi suggeriremo alcuni semplici esercizi da fare a casa per eliminare o almeno ridurre il Dolore Lombare: lo scopo di questi sarà  di decomprimere e rilassare la colonna.


Esercizio 1:

  • Sdraiarsi a terra supini
  • Portare le ginocchia al petto avvicinandole il più possibile con l’ausilio delle braccia
  • Mantenere la posizione per 20 secondi, rilassarsi per qualche secondo e ripetere altre due volte

Esercizio 2:

  • A terra carponi (in genuflessione porre le mani in avanti appoggiandole sul pavimento alla larghezza delle spalle)
  • Espirare incurvando la colonna vertebrale verso l’alto fino a svuotare completamente i polmoni.
  • Ispirando, ritornare lentamente nella posizione di partenza appiattendo la schiena
  • Ripetere 5 volte

Esercizio 3:

  • Inginocchiarsi per terra, con i glutei appoggiati sui talloni
  • Espirando, portare le braccia in avanti mantenendo il bacino nella posizione di partenza
  • Ispirando, ritornare lentamente nella posizione di partenza
  • Ripetere allungando le braccia prima verso destra e poi verso sinistra

Esercizio 4:                               POSTURA “MEZIERES”

  • Sdraiati con schiena a terra e gambe a parete. Posizionati vicino alla parete con i glutei.
  • Controlla che l’osso sacro sia appoggiato a terra in modo passivo, non forzato, e non sollevato, eventualmente allontanati un po’dalla parete
  • Auto allunga il capo, e se non riesci ad allineare la testa al busto posiziona un cuscinetto dietro la nuca.
  • Allinea le gambe al busto e distendile bene verso l’alto, tenendole unite e appoggiate a parete.
  • Metti il piede a martello, flettendo la caviglia verso di te. Respira utilizzando il diaframma.

Nota Bene

Se arrivano formicolii a piedi e mani, fletti leggermente le ginocchia o estendi la caviglia.

La schiena non deve inarcarsi e non devi mai contrarre la pancia

Cerca di allungare sempre bene la testa e di non esagerare con le tensioni che senti lungo il corpo.

Per scendere, fletti le ginocchia e ruota lentamente da un fianco. Aspetta qualche istante prima di rialzarti in piedi.

LA SESAMOIDITE…QUEL FASTIDIOSO DOLORE SOTTO L’ALLUCE. COS’È E COME SI CURA

Il piede è un organo molto complesso, a causa della sua particolare struttura anatomica, in cui ogni singolo elemento contribuisce attivamente alla deambulazione e conseguentemente al gesto atletico del correre.
Spesso molte persone si lamentano per un dolore che si focalizza generalmente alla base del primo dito, in un area in cui anatomicamente si trovano dei piccoli ossicini chiamati Sesamoidi.

Tali ossicine, sono inserite proprio nella lunghezza del tendine, un po’ come la rotula del ginocchio che è inclusa nel tendine rotuleo. L’infiammazione di questi sesamoidi prende il nome di sesamoidite ed è dovuta a continui traumi, generalmente in soggetti giovani che praticano attività fisica come la corsa o la danza, ma può colpire qualunque soggetto.
Vista la stretta vicinanza delle piccole ossicine rispetto alle strutture tendinee, generalmente si nota una infiammazione di entrambe le strutture, che facilmente viene scambiata per una semplice tendinite.

Sintomi
Proprio,i sintomi e la velocità di insorgenza, aiutano il medico a fare una diagnosi precisa, in quanto parliamo di un decorso progressivo, che è caratteristico, oltre naturalmente alla zona interessata. Infatti l’articolazione metatarso-falangea, che si trova tra il primo raggio e la prima falange è considerata una articolazione fondamentale nella deambulazione, e sopratutto nella corsa dove l’appoggio monopodalico ne beneficia.

A cosa servono i sesamoidi?
Le ossa sesamoidi, per anni sono state un po’ bistrattate e bollate come ossa inutili..Invece, tali strutture, pur non essendo fondamentali nel piede, tendono a comportarsi come pulegge, e rafforzano e stabilizzano il tendine durante la contrazione.
L’area infiammata risulta dolente al carico, e regredisce il dolore fuori appoggio del piede, talvolta assistiamo ad un area leggermente gonfia, arrossata e dolente..sintomi che possono anche estendersi alle aree circostanti.
L’area però non è praticamente mai livida.

Quali sono le cause della sesamoidite?
Correre è certamente un gesto naturale, ma entrano in gioco spesso molte variabili, che portano a sovraccarichi delle nostre strutture. Infatti, il terreno su cui si pratica il podismo é certamente un fattore predisponente, oltre all’uso di scarpe non proprio comode, che inficiano il giusto posizionamento del piede. Se a questo si aggiunge magari un piede magro e privo di “Cuscinetti adiposi”, oppure un arco plantare accentuato (come nel piede cavo) in cui abbiamo un carico maggiore nell’avampiede.
Certamente esistono degli sport che favoriscono tale condizione come la pallacanestro, la corsa o il volley..ma come già spiegato, qualunque attività, che richiede un gesto atletico ripetuto, è favorente la comparsa della sintomatologia.

I tacchi alti infine sono molto pericolosi, in quanto tutto il peso viene “Scaricato” nell’avampiede, magari costretto in calzature strette…

Trattamento:
In passato, molti chirurghi ortopedici, hanno proposto interventi per rimuovere i sesamoidi, proprio considerando la loro scarsa funzione…ma oggi invece, sempre più raramente si ricorre alla chirurgia per risolvere la sesamoidite.
Il rispetto del dolore, deve essere in primis un segnale che deve essere temuto e considerato un campanello di allarme. Per cui il riposo appena possibile, è certamente il primo approccio corretto.
La fisioterapia, se ben eseguita è sicuramente una valida alternativa alla chirurgia.
Il fisioterapista, deve considerare e spiegare al paziente che esistono due tipi di momenti per curare la sesamoidite:
1) fase iniziale volta al miglioramento del sintomo doloroso: qui viene curato il sintomo mediante terapia fisica come la TECARTERAPIA, il LASER ad alta potenza e spesso gli le ONDE D’URTO. In tale fase, possono essere integrate le terapie fisiche con il ghiaccio (almeno 3 volte al giorno), oltre a pomate medicamentose da applicare più volte al giorno.
2) Fase secondaria in cui si deve trattare la causa, per cui, è buona norma analizzare la corretta postura, le calzature, ed eventualmente studiare l’appoggio del piede con speciali strumenti baropodometrici utili anche a confezionare dei plantari su misura.

In definitiva il consiglio che noi dello studio CE.MA. SPORT ci sentiamo di dare, è sempre quello di cercare di rispettare il proprio corpo, ascoltando i sintomi,e non lesinando sugli strumenti come le calzature. Si può e si deve curare la sintomatologia, a patto che vengano rispettate le 2 fasi sopradescritte.

TENDINOPATIA ACHILLEA: cause, sintomi e come curarla.

Tra le tendinopatie più frequenti troviamo quella del tendine d’Achille. Il tendine d’Achille è il tendine più largo e resistente del corpo umano. Anatomicamente collega i muscoli del polpaccio, il soleo ed il gastrocnemio, con la parte posteriore del calcagno.
La tendinopatia achillea si scatena per un sovraccarico funzionale (overuse) e colpisce soggetti che effettuano sport come la corsa, il calcio, la danza. Con il termine tendinite (o peritendinite) è indicato un processo infiammatorio a carico del paratenone, il tessuto connettivo che avvolge e protegge il tendine. Il termine tendinosi indica un processo degenerativo del tendine stesso. Spesso questo processo degenerativo del tendine può essere asintomatico.

Cause della tendinopatia Achillea

La tendinopatia achillea può insorgere nel punto di inserzione del tendine sul calcagno (tendinopatia achillea inserzionale) o nella porzione intermedia, da 3 a 6 cm più in alto rispetto al tallone. Questa porzione di tendine ha una vascolarizzazione ridotta, pertanto è più soggetta ad un processo di degenerazione.

I fattori predisponenti della tendinopatia Achillea sono:

  • sovraccarico funzionale terreni d’allenamento troppo duri
  • calzature non idonee
  • disturbi posturali

Inoltre la rigidità del tendine d’Achille è un fattore predisponente alla fascite plantare.

Curare la Tendinopatia Achillea

Contrariamente a quanto si possa pensare, il riposo assoluto è sconsigliato, poiché comporta solo una riduzione della capacità del tendine di sopportare i carichi. Tuttavia il dolore al carico non va ignorato: bisogna quindi affidarsi ad un fisioterapista che sappia affrontare al meglio questa problematica.

Le infiltrazioni di cortisone sono controindicate poiché aumentano il rischio di rottura del tendine.

Il protocollo riabilitativo del tendine d’Achille mira alla riduzione del dolore e alla rieducazione al carico del tendine stesso. Nella riabilitazione della tendinopatia achillea indispensabile è l’esercizio terapeutico. Il dolore deve essere usato come metro per capire fin quanto il tendine può essere caricato. Gli esercizi di rinforzo in eccentrica sono un punto cardine della riabilitazione del tendine d’Achille. Tuttavia gli esercizi eccentrici possono causare danni al tendine se non vengono eseguiti correttamente.

È necessario quindi eseguirli sotto la costante supervisione di un fisioterapista. Salti, cambi di direzione e sprint sono da evitare nella prima fase del percorso riabilitativo. Allo stretching è preferibile la massoterapia decontratturante dei muscoli del polpaccio senza frizionare direttamente sul tendine. Infatti lo stretching aumenta le forze compressive sul tendine peggiorando la sintomatologia dolorosa.

L’utilizzo di terapie fisiche come CRIOULTRASUONI,LASERTERAPIA ad alta potenza e TECARTERAPIA sono utili per la riduzione del dolore nel breve periodo. Le ONDE D’URTO sono particolarmente indicate per il trattamento delle tendinopatie.

Consigliamo le onde d’urto radiali per il trattamento della porzione intermedia del tendine, mentre le onde d’urto focali sono consigliate per il trattamento delle tendinopatie inserzionali.